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La Moglie Di Paolo


di Membro VIP di Annunci69.it Noxen
04.07.2026    |    4.224    |    8 9.8
"Quando il secondo orgasmo arrivò — più acuto del primo, quasi doloroso nell'intensità — le chiesi di andare più piano..."
**La moglie di Paolo**

Conoscevo Paolo ed Elena da diverso tempo.

Insieme avevamo condiviso tante battaglie nel senso buono del termine — quelle trasgressioni condivise che lasciano qualcosa di duraturo, non solo il ricordo fisico ma una complicità che resiste anche fuori da quell'ambito. Ci frequentavamo come normali conoscenti anche fuori dall'ambito del gioco, con quella schiettezza e trasparenza che si costruisce solo nel tempo e in certi contesti.

La incontrai una mattina al bar che frequentava prima del lavoro. Ci salutammo come ci si saluta in pubblico — conversazione normale, quasi banale, il tipo di scambio che non tradisce niente a chi guarda.

Poi, a bruciapelo, le chiesi cosa ne pensasse di un'uscita. Solo lei e io, una sera.

Mi guardò un secondo.

«Ne dovrei parlare con Paolo. Ma l'idea mi piacerebbe molto.»

«Ci penso io», dissi.

Rise.

«E cosa gli dici?»

Presi il telefono e lo chiamai lì, davanti a lei.

Squillò a vuoto. Poi la voce di Paolo, rapida.

«Adesso non posso, sono in riunione. Se è urgente mandami un messaggio.»

«Capito, scusa.»

Riattaccai e scrissi il messaggio lì, con lei che guardava dallo schermo. Poche parole.

*Avrei voglia di uscire con Elena.*

Inviato. Il segno di spunta rimase grigio.

Ci salutammo. La risposta arrivò in serata.

*Elena me l'ha appena detto. Per me va benissimo. Divertitevi. :)*

______________

Organizzammo la serata con quella semplicità che hanno le cose che non hanno bisogno di essere giustificate.

Lei propose un casolare immerso nel verde. Io una villa con piscina di un amico — avevo già chiamato per verificare la disponibilità, era libera. Con quella calura la scelta cadde da sola.

Decisi di arrivare in anticipo all'incontro da cui proseguire con una macchina sola per non lasciarla ad aspettare.

La trovai già lì, appena arrivata anche lei.

Scese di macchina e mi venne incontro di corsa, mi diede un bacio prima ancora che potessi aprire la portiera per bene. Risi. L'aiutai a trasferire le sue cose nella mia macchina.

Il vestitino corto saliva sempre di più mentre prendeva posto sul sedile. Quelle gambe lisce e tornite lasciavano intuire che sotto non indossava niente.

«Hai qualcosa sotto?»

Per tutta risposta prese la mia mano e la guidò.

Niente.

Indugiare un po' tra quelle labbra che diventavano progressivamente più umide, fino a quando non mi servivano entrambe le mani sul volante. Ritrassi la mano e leccai le dita.

Mi guardò con un sorriso che valeva più di qualsiasi parola.

«Mi ha detto Paolo che vuole rientrare presto», disse a un certo punto.

«Non ci sono problemi. Puoi andare quando vuoi.»

«Voglio stare anche un po' con lui stasera.»

«Lo capisco», dissi.

______________

Arrivammo alla villa nel tardo pomeriggio.

Presi le chiavi dal posto concordato e aprii. Elena rimase incantata — il parco curato, la luce che filtrava tra gli alberi, la piscina ombreggiata che invitava senza chiederlo.

«Posso visitarlo?»

«È tuo.»

Facemmo un giro nel parco in silenzio, quel silenzio di chi non ha bisogno di riempire tutto. Poi si fermò davanti alla piscina.

Senza dire una parola si tolse il vestito ed entrò lentamente nell'acqua, con qualche gridolino per la differenza di temperatura.

La seguii.

Restammo immersi a lungo — galleggiando, avvicinandoci, abbracciandoci sott'acqua con quella leggerezza che l'acqua concede. A un certo punto mi accorsi che la situazione stava parlando da sola.

Lei mi mise un dito davanti al naso.

«Non ancora.»

«Capito.»

Rispettai. Continuammo a giocare nell'acqua finché il calore si trasformò in un fresco che la faceva tremare leggermente.

L'aiutai a sedersi sul bordo della piscina, le gambe ancora nell'acqua. Mi appoggiai sulle sue cosce bagnate e vi posai la testa. Lei mi accarezzava i capelli bagnati. Le gambe si aprivano piano.

Ci spostammo nell'angolo più riparato della piscina.

Iniziai a baciarle le gambe risalendo lentamente verso la coscia interna. Le sue mani trovarono la mia nuca e la spinsero verso di sé. Le caviglie si incrociarono dietro al mio collo e mi tennero fermo in quella posizione dove sarei rimasto volontariamente per un tempo indefinito.

Il piacere la fece inarcare all'indietro fino a distendersi sulla schiena, il bacino che si sollevava verso di me, permettendomi di dedicarmi con cura dall'ano alla clitoride. L'orgasmo stava montando in lei quando un rumore secco arrivò da dietro la villa.

Ci fermammo di scatto.

Qualche minuto dopo comparve la sagoma del giardiniere intento nei suoi lavori.

Ci guardammo e scoppiammo a ridere piano. Si alzò, mi tese la mano.

«Seguimi», disse sottovoce.

Attraversammo il parco nudi e bagnati verso la villa.

______________

La doccia ci conteneva a malapena.

I movimenti erano limitati ma i baci no — lunghi, senza fretta, mentre l'acqua ci portava via il cloro della piscina. Non ci fu nemmeno bisogno di asciugarsi del tutto. Le mani nei capelli bagnati, le guance strette tra le dita, le labbra che si mordevano mentre ci spostavamo verso il letto.

Non arrivammo al letto.

Il pavimento fresco ci accolse con quella naturalezza delle cose che non si pianificano. Lei sopra di me, quel desiderio finalmente concretizzato.

Poi si alzò, appoggiò le spalle al bordo del letto con le ginocchia sul pavimento. In quella posizione qualcosa prese una direzione che nessuno dei due aveva dichiarato ma che entrambi stavamo cercando. Sentii la resistenza e mi fermai.

Lei non si ritrasse. Scosse appena la testa.

«Vai avanti.»

L'ingresso avvenne quasi senza dolore — un lamento basso, poi il piacere che prendeva il sopravvento. Ma le ginocchia sul pavimento duro cominciavano a farle male. Uscii da lei con delicatezza.

Salimmo sul letto ancora bagnati.

La penetrazione riprese con una facilità completamente diversa, riprendendo il filo esatto di dove ci eravamo interrotti.
Lei distesa a pancia sotto a gambe unite ed io sopra di lei.
L'orgasmo la colse di sorpresa — un urlo soffocato in ritardo, i pugni che battevano sul letto. Mi chiese di fermarmi un momento.

«Vado a fare la doccia», dissi, col respiro ancora corto.

Lo feci.

Quando tornai la trovai avvolta nel lenzuolo bianco, semitrasparente sull'umido del suo corpo ancora bagnato. Mi salutò con un sorriso.

«Ciao.»

E subito dopo mi venne incontro e si inginocchiò, prese i miei testicoli in bocca con una cura lenta ed estenuante che fece indurire il cazzo come se non avessimo fatto niente fino a quel momento. Quando sentì che ero al picco lo ingoiò tutto, tornando a respirare a intervalli in un'apnea volontaria ed erotica che non aveva niente di meccanico.

«Vieni sul mio viso», disse, staccandosi un momento.

«Non ancora», dissi.

Tornai su di lei ,fra le sue gambe. Cominciai a tamburellarle la clitoride con la cappella, sentendola inturgidire e gonfiarsi sotto quel contatto ripetuto. Senza parole mi fermò il cazzo con la mano e se lo infilò dentro, tirandomi per i fianchi verso di sé dandomi il ritmo che desiderava, capìi al volo e confusi il mio piacere con il suo.

«Adesso. Voglio sentirti tutto dentro.»

Venni dentro di lei con quell'intensità che si costruisce per ore. Le sue mani stringevano il lenzuolo, gli occhi chiusi stretti.

Poi accadde qualcosa di inaspettato.

Percepì che le contrazioni del mio orgasmo stavano finendo e iniziò a muovere il bacino con movimenti impercettibili ma regolari — contrazioni interne alternate a gemiti bassi che producevano un effetto che non avevo mai sentito prima. L'erezione invece di calare recuperava vigore. Continuammo a fare l'amore immersi nel calore del primo orgasmo, come se non ci fossimo mai fermati.

Mi guardò dritta negli occhi.

«Stavolta voglio berti.»

Capii. Uscii da lei e mi spostai sulle ginocchia, le mani appoggiate alla parete. Lei mi prese tutto in bocca con un'avidità controllata stringendomi e torturandomi i testicoli. Quando il secondo orgasmo arrivò — più acuto del primo, quasi doloroso nell'intensità — le chiesi di andare più piano.

Lo fece.
Una delicatezza disarmante e sconvolgente.

Ricevette tutto senza perderne una goccia.

Crollai sul letto a pancia in giù stremato dal piacere e dall'intensità.

Lei rimase in silenzio qualche secondo. Poi risalì lungo il mio corpo dai piedi, succhiandomi le dita, baciando le caviglie, le gambe, il sedere, la schiena — un percorso lento e preciso fino a distendersi sopra di me con tutto il suo peso. i suoi seni sulla mia schiena. Allargò le mie braccia e intrecciò le dita con le mie.

Fece un lungo sospiro.

Si addormentò così, sopra di me.

Mi addormentai anch'io, per un tratto.

______________

Mi svegliai con lei ancora addosso, il suo respiro profondo sul mio collo. Poi sentii le sue labbra su di me, un dito che giocava con il mio orecchio e i capelli.

Il telefono squillò con una suoneria che riconobbe prima ancora di alzare la testa.

«Devo andare.»

«Lo so.»

«Mi stanno cercando.»

Facemmo un'ultima doccia. Ci ricomponemmo. Percorremmo il viale verso il parcheggio abbracciati, senza fretta, con quel silenzio di chi ha detto già tutto quello che doveva dire.

La riaccompagnai alla macchina.

«Gli racconti tutto appena torni?», chiesi.

«Sarà contento.»

Rise.

«Lo faccio soffrire un po' prima. Giusto il tempo di fargli venire voglia.»

Ci baciammo un'ultima volta. La guardai partire.

Sulla via del ritorno chiamai Paolo.

Rispose quasi subito, la voce di chi è ancora sveglio e aspetta.

«Come stai?» chiesi.

«Bene», disse. «Molto bene.»

Una pausa.

«Nel senso che mi sto masturbando pensando a voi due. E non vedo l'ora che torni a casa.»

Risi.

«Lo sapevo.»

«Come è andata?»

«Ti lascio il piacere di sentirglielo raccontare.»

«Giusto.»

«Ti volevo solo ringraziare.»

«Di cosa?»

«Del regalo.»

Ci fu un momento di silenzio.

«È stato un piacere per tutti e tre», disse infine. «Ci vediamo presto.»

«Tutti e tre», confermai.

Riattaccai.

Fuori dal finestrino la notte era calda e ferma.

Pensai che certi regali funzionano così — li fa uno, li ricevono in tre.
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